RAZMIŠLJAJTE O SIGNALIZMU
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Miroljub Todorović


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Di nuovo monto sulla sella di Rosinante

sette giorni
e sette notti ho rimpianto
il comandante delle truppe
nelle due città più piovose
della francia settentrionale
sulla terra insaguinata
nell’aria spumeggiante
del ragno la montagna
accoglievo con la forca
ma non ditemi
che sono nel novecento
l’anno settantadue
il giorno cinquanta
che lo dica la mela
e che lo dica il verme
dal piede sensibile al solletico
lo spechio magico
prometeo incatenato
sulla luna
io risuscito
con tante cose
che non bisogna dimetnicare
compro il parafulmine
il gelato con le fragole
un quarto di umanità il pianeta dorme
nello spazio appiccicoso
le mie mani amputate ancora sull’arma
di nuovo parto
di nuovo monto in sella a rosinante

Otto secoli dopo

il mondo è strapieno
di cimici verdi
proprietari di televisori
vitamina c
ladri di cadaveri
quelli che parcheggiano male
in via dobracina
ogni venerdi pomeriggio
mentre vi presento
i cinque candidati
per mister universo
l’aria mediteranea
adatta ai seminati
il dentifricio schiumoso
la mia fortuna avversa
la ragazza frizzante
con le perle nere
va in giro per il texas perlustrando
forse per mille dollari al mese
accusa l’intervento americano
apre le conchiglie
cerca i nipoti di gengis kan
la vostra definizione della democrazia
e io esisto
cosi come sono
con mezzo litro di birra
e tre uova fritte
sul terrazzo spazioso
dell’hotel hilton
otto secoli più tardi
con il linguaggio elettronico
nel castello
fra le nuvole


E quest’allodola che entra volando

anche se l’inverno non ha mostrato
i suoi denti veri
non diventerò mai velista
non sopporto la religione
i rapporti sessuali di gruppo
mi nutro di verdure
e di camicioni da notte femminili
scusi signora
l’uomo si sentirebbe tentato
parigi o pechino fa lo stesso
le quaglie le lumache i gufi flambes
solo quando prendero il timone
sopra questi bidoni delle immondizie
prudentemente attraverso l’arcadia
e metto i fagioli verdi
nelle orecchie del grattacielo ventoso
prima della prateria dove marcisce la bellezza sua
recidero col temperino
la torta giallastra dei cadaveri
e quest’allodola che entra volando
nella trappola cinguettando
lo sapete che a zanzibar
fa nidi
sopra il taglio annodato delle stelle


Le ninfee verdi dell’Australia

comprerò in riva al mare
una casa gialla
la sedia di legno
la valle dei grandi re
prima di napoleone e mosca
le ninfee verdi
dell’australia

l’oleodotto
la linea ferroviaria
nell’antartico
qualcosa di cui ho sempre sognato
gli oceani
i trichechi
gli elicotteri
scrittori della mia biografia
saltate la varicella
il cucchiaio d’argento
del patto atlantico
i calzoni strappati
sula sedere
io tengo d’occhio dalla mia soglia
la grande galassia di andromeda
la mia camicia azzura
come un bambino ingenuo
carica le sveglie
firma l’accordo
del disarmo
le gambe veloci della poesia
annunciano i vulcani
diciasette anni di pioggia
a babilonia
i morti arrivano
nei feretri dorati
alzati
alza la tua mano
non dimenticarmi

Miroljub Todorović

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